Perché Counseling e Scuola

In un tempo molto breve c'è stato il passaggio da una società relativamente stabile a una società caratterizzata da molteplici cambiamenti che hanno portato a una modificazione del paesaggio educativo e dell’orizzonte culturale della scuola e della famiglia, definendo nuovi scenari imprevedibili e, spesso, difficili da controllare.
All’interno del complesso paesaggio educativo diventa necessaria una ridefinizione degli spazi relazionali, soprattutto tra le due principali agenzie formative, scuola e famiglia, secondo un circuito di scambio, di rispetto dei relativi ambiti di esperienza e di valorizzazione delle esperienze.

La complessità che connota, quindi, la vita quotidiana degli studenti e delle loro famiglie rende necessario immaginare un nuovo orizzonte culturale, in cui la promozione della maturazione della persona sia la priorità della comunità educante.
Diventa così necessario che tutti gli elementi del sistema si attivino per promuovere lo sviluppo nella e della comunità, immaginando un progetto evolutivo di crescita e maturazione nell’ottica dell’empowerment e dell’autoefficacia.
Ed è proprio in questo contesto che la pratica del counselling scolastico esprime al meglio le sue caratteristiche come mediatore dei processi di trasformazione, come opportunità di crescita in situazioni “critiche”, come intervento di aiuto per l’individuazione e l’uso delle risorse soggettive e comunitarie disponibili, al fine di creare comunità educative resilienti. 

Fra le finalità di ogni intervento di counselling scolastico c’è quella di valorizzare le risorse dell’individuo, dell’ambiente e della comunità scolastica al fine di permettere agli insegnanti, ai genitori e agli alunni di governare processi di cambiamento all’interno della complessità educativa.

Giornata Mondiale degli Insegnanti

La libertà di insegnamento è fondamentale per il processo educativo. Gli insegnanti devono avere la libertà di progettare e sviluppare la loro azione didattica adattandola alle esigenze e ai livelli dei loro studenti.

Cosa è la relazione d'aiuto

Un punto fermo della relazione di aiuto è la presenza di una relazione, dove l’altro non è visto come un oggetto di intervento ma riconosciuto come persona.

Microfoni accesi e telecamere attive anche sui LEAD!

Fare scuola non può e non deve significare esclusivamente preoccuparsi del prosieguo di una programmazione, ma anche e soprattutto prendersi cura di piccoli allievi, in un periodo storico che mette a dura prova gli equilibri emotivi di tutti.

Accogliere nella scuola dell'infanzia: le relazioni insegnanti-genitori

L’ingresso dei bambini nella scuola dell’infanzia è contraddistinto prevalentemente dalle fasi del Separarsi e del Ritrovarsi, tipiche del passaggio casa-scuola; queste richiedono una specifica attenzione per la particolare valenza emotiva e sociale di cui sono portatrici.

Think-Pair-Share (Penso-Scambio-Condivido): la coppia che ragiona insieme

Il Think-Pair-Share è una strategia di apprendimento collaborativo proposta per la prima volta da Frank Lyman dell'Università del Maryland, nel 1981. Il ricercatore mirava attraverso questa tecnica ad aiutare lo studente a comprendere il concetto di un determinato argomento, sviluppare la capacità di filtrare le informazioni e formulare un'idea o un pensiero e a trarre conclusioni; nonché a migliorare la partecipazione e la comunicazione in classe.

Il clima di classe affettivo

Gli studenti rivivono nella scuola i sentimenti nei confronti dei genitori che hanno appreso nel contesto familiare e li traslano nel rapporto con gli insegnanti, assumendo nei loro confronti, lo stesso rapporto fatto di rispetto, di attese e di aspettative, a volte ambivalenti, che negli anni infantili avevano nei confronti dei genitori

L’ambientamento dei bambini al Nido

Per i bambini della fascia 0-3 anni è complicato comprendere che la mamma o il papà che li porta al Nido poi tornerà a riprenderli. Se sapessero parlare probabilmente direbbero: “Perché te ne vai?”, “Dove vai?”, “Perché mi abbandoni qui?”, “Chi sono queste persone con cui mi stai lasciando?”, “Quando tornerai?”, “Questo luogo è sicuro?”, “Non voglio stare qui solo senza di te"!

La noia che fa crescere: perché i bambini ne hanno bisogno

La noia non è un problema da risolvere, ma un’occasione preziosa per lo sviluppo dei bambini. In un mondo pieno di stimoli, imparare a stare nel vuoto fertile è fondamentale per coltivare creatività, autonomia e immaginazione. La noia non deve essere considerato un ostacolo ma una risorsa educativa da valorizzare.

Riconoscere i propri bisogni attraverso l'approccio gestaltico

L’approccio gestaltico focalizza l’attenzione sulla persona in cui il corpo, le emozioni, i sensi e la razionalità sono in connessione tra di loro.


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